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L’infortunio sul lavoro: un approfondimento

Quando si verifica un infortunio sul lavoro?

Per infortunio sul lavoro si intende qualsiasi lesione avvenuta durante l’attività lavorativa o in orario operativo che ne compromette lo svolgimento parziale o totale delle mansioni.

Per definirsi tale, l’infortunio deve essere:

  • immediato
  • circoscritto nel tempo
  • imprevedibile e violento

Per poter attuare la copertura INAIL, invece, è necessario che coesistano due circostanze:

  1. causa violenta che porta a una lesione psicofisica
  2. nesso tra l’evento traumatico e la prestazione di lavoro 

Tutti i lavoratori dipendenti sono coperti da un’assicurazione garantita dall’azienda contro infortuni sul lavoro e sarà compito dell’INAIL erogare prestazioni economiche ed assistenziali, questo solleva il datore di lavoro da ogni responsabilità civile, ma non da quella penale qualora i regolamenti in materia di sicurezza, prevenzione e protezione non fossero state rispettate.

Quali sono le procedure in caso di infortunio?

La prima azione che il lavoratore dovrà fare è comunicare al datore di lavoro l’accaduto, poi recarsi presso un medico o il Pronto Soccorso per una diagnosi che verifichi la gravità dell’infortunio. 

Verrà rilasciato un certificato medico che indica l’impossibilità totale o parziale dello svolgimento dell’attività e il periodo di assenza.

Il ritardo nella comunicazione  toglie il diritto a ricevere l’indennità per ogni giorno di ritardo.

Una volta ricevuto il certificato, il datore di lavoro ha il compito di comunicare la denuncia dell’infortunio all’INAIL entro due giorni dalla ricezione, ma solo se l’assenza per infortunio è inferiore ai 3 giorni. Qualora il medico decidesse di prolungare ulteriormente, il datore di lavoro dovrà inviare il nuovo certificato.

In caso di infortunio che ha avuto come conseguenza la morte o il pericolo di morte, la comunicazione deve essere fatta entro 24 ore. 

Mentre, per gli infortuni di durata di almeno un giorno escluso quello dell’evento è necessaria una comunicazione ai fini statistici.

In mancanza di comunicazione, sono previste sanzioni per il datore di lavoro.

Il risarcimento del danno

Dopo l’invio della segnalazione da parte del datore di lavoro, sarà responsabilità dell’INAIL valutare l’infortunio, cioè quantificare i danni a livello economico in base alla gravità. Una volta elaborato il tutto, verranno erogate le prestazioni assistenziali e qualora il lavoratore non fosse d’accordo, ha tre anni di tempo per presentare opposizione. 

Quali sono gli indennizzi erogati?

  • datore di lavoro: pagherà l’infortunio in caso di prognosi inferiore ai 3 giorni
  • INAIL: 
  • 60% della retribuzione KN a partire dal quarto fino al novantesimo giorno di infortunio
  • 75% della retribuzione a partire dal novantunesimo giorno fino alla fine della guarigione
  • indennizzo in base alla menomazione se l’infortunio è tra il 6% e il 15% della validità psicofisica
  • indennizzo di rendita al giorno a partire da quello successivo alla guarigione, se il danno biologico permanente è compreso tra il 16% e il 100%
  • in caso di morte: 50% della retribuzione al coniuge, 20% a ciascun figlio, 40% a ciascun figlio orfano di entrambi i genitori o genitori divorziati, 20% a ciascun genitore biologico o adottivo e, in mancanza di figli, a ciascun fratello o sorella

Le visite fiscali durante il periodo di infortunio

I lavoratori infortunati non hanno l’obbligo di reperibilità presso l’abitazione durante il periodo di assenza, a meno che non sia previsto dal Ccnl di riferimento. Invece, ha l’obbligo di presentarsi in caso di convocazione per una visita.

L’infortunio in itinere

Si fa riferimento all’infortunio che si verifica:

  1. nel normale tragitto casa-lavoro e viceversa
  2. nel tragitto da un posto di lavoro all’altro qualora il soggetto abbia più di un lavoro 
  3. dal luogo di lavoro a quello di consumo abituale dei pasti

Cosa si intende per “normale” tragitto? 

Con questa espressione si intende il percorso più breve, diretto e quello che il lavoratore utilizza abitualmente. Gli infortuni avvenuti durante eventuali variazioni del percorso, se non derivano da necessità importanti, potrebbero non rientrare tra quelli coperti da assicurazione. 

Rientrano tra gli infortuni indennizzabili quelli che si verificano durante una variazione di percorse, solo: 

  • se viene richiesta dal datore di lavoro
  • per cause di forza maggiore (es. chiusura di una strada o guasto al mezzo) 
  • per esigenze improrogabili ed essenziali (es. i genitori che accompagnano i figli a scuola, esigenze fisiologiche o per soste brevi)
  • per obblighi penalmente rilevanti (es. prestare soccorso durante incidenti) 

Gli incidenti che si sono verificati mentre il lavoratore usava l’auto privata sono indennizzabili dall’INAIL solo quando: 

  • non esiste un mezzo pubblico che percorre il tragitto casa/lavoro e non può essere fatto a piedi
  • i mezzi pubblici non sono disponibili sull’intero percorso casa/lavoro
  • gli orari del servizio di trasporto pubblico non sono compatibili con quelli di lavoro
  • le condizioni per raggiungere la fermata più vicina del trasporto pubblico crea disagi al lavoratore

Infortunio nella pausa pranzo 

Se esiste un servizio di mensa aziendale o equivalente (buoni pasto o convenzioni con ristoranti), non è prevista indennità di eventuali infortuni che si verificano in quel momento. 

Al contrario, se il lavoratore è costretto a rientrare a casa per motivi di salute incompatibili con l’utilizzo della mensa, il tragitto è coperto se la distanza tra luogo di lavoro e abitazione è percorribile nei tempi previsti dalla pausa, anche con mezzo privato se non è possibile percorrerlo a piedi o con mezzi pubblici.

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Tirocino – come funziona?

Il tirocinio è un progetto formativo che si svolge all’interno di un contesto lavorativo, solitamente, come prima esperienza professionale per i giovani.

Esistono due tipi di tirocinio:

  • curriculare: per tutti coloro che frequentano un percorso di istruzione o formazione che rientra in un piano studi (es. università o scuola superiore)
  • extracurriculare: per coloro che hanno terminato gli studi e che hanno necessità di inserimento o reinserimento nel mondo del lavoro

Entrambe le tipologie di tirocinio, si attivano quando si crea una convenzione tra il soggetto promotore (università, scuola superiore, agenzia per il lavoro, centro di formazione..) e un soggetto ospitante (azienda, studio professionale, ente pubblico..) che ha alla base un piano formativo contenente le attività assegnate al tirocinante, gli obiettivi da raggiungere e le competenze da acquisire.

Il soggetto ospitante nomina un tutor che supporterà il tirocinante nell’inserimento, nell’organizzazione delle mansioni, nel monitoraggio del percorso formativo e nella convalida del completamento.

Regole che disciplinano i tirocini

  • durata: minima 2 mesi e massima 12 mesi, ad eccezione delle persone diversamente abili per cui è estendibile fino a 24 mesi
  • sospensione: in caso di maternità, infortunio o malattia di durata pari o superiore ai 30 giorni. La sospensione può avvenire anche per chiusura aziendale, ma questa non estende la durata del tirocinio stesso
  • interruzione: può avvenire in caso di gravi inadempienze di una delle parti o l’impossibilità di raggiungere gli obiettivi formativi, in questo caso deve essere fornita comunicazione motivata
  • rimborso spese: l’ammontare varia in base alla Regione e va da un minimo di €300 e un massimo stabilito dal soggetto ospitante
  • mansioni: i tirocinanti non possono sostituire personale in ferie, in malattia o in maternità e non possono essere impiegati in attività non specializzanti e/o formative
  • limiti numerici di stagisti che vengono calcolati sulla base della singola unità operativa
  1. fino a 5 dipendenti → uno stagista per volta
  2. tra 6 e 20 dipendenti → due contemporaneamente
  3. 20 dipendenti → numero di stagisti non superiore al 10% dei dipendenti. Queste quote possono aumentare per chi assume i tirocinanti con un contratto della durata di almeno 6 mesi
  • ferie e permessi: non trattandosi di un vero e proprio contratto di lavoro, il tirocinante non matura giorni di ferie o ore di permesso, ma concordando con il tutor aziendale, ha diritto ad assentarsi se necessario

La situazione in Italia: le prospettive post tirocinio

Nel 2021 sono stati oltre 328mila i tirocini attivati in Italia, nella maggior parte dei casi si tratta di ragazzi e ragazze under 30, soprattutto nel Nord Italia.

Sono importanti anche i dati relativi ai contratti attivati post-tirocinio, su 100 tirocinanti:

  • a sei mesi:
  1. 30 ottengono un contratto a tempo determinato con la stessa azienda
  2. 24 con un datore di lavoro diverso
  3. 11 un altro tirocinio
  4. 35 rimangono senza occupazione
  • a dodici mesi, dei 54 con un impiego:
  1. 14 non hanno più una occupazione
  2. 20 hanno ancora un contratto con lo stesso datore di lavoro
  3. 20 hanno un contratto con un nuovo datore di lavoro

iziwork Italia

In iziwork diamo molta importanza a un percorso formativo che abbia un impatto sul presente dei ragazzi e ragazze che iniziano un tirocinio, ma soprattutto sul futuro, attraverso l’offerta di contratti a tempo determinato o indeterminato alla fine del periodo concordato. Parlando di numeri, oltre il 60% dei tirocinanti ottiene un’offerta post stage, senza, per forza, ricoprire la stessa mansione, ma basandosi sulle aspirazioni del singolo.

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Modello 730 – definizione e approfondimento

Ti sei mai chiesto a cosa serva il cosiddetto modello 730 per la dichiarazione dei redditi dedicato ai lavoratori dipendenti e pensionati?

Sono principalmente due i vantaggi per il contribuente:

  1. il contribuente riceve direttamente in busta paga (luglio) o in una mensilità della pensione (agosto o settembre) il rimborso dell’imposta
  2. in caso di versamento di somme, vengono trattenute direttamente dalla retribuzione in busta paga (luglio) o da una mensilità della pensione (agosto o settembre)

Modelli: ordinario e precompilato

Il modello 730 ordinario viene compilato in ogni parte dal contribuente o dagli intermediari fiscali nominati (es. CAF). Segue una struttura ben definita:

  1. frontespizio: dati del contribuente, familiari a carico e dati del sostituto d’imposta cioè datore di lavoro o ente pensionistico
  2. quadro A – redditi da terreni: redditi derivanti dal possesso di terreni
  3. quadro B – redditi da fabbricati: redditi derivanti dal possesso di fabbricati, compresa anche l’abitazione attuale
  4. quadro C – redditi da lavoro dipendente o assimilati
  5. quadro D – altri redditi: redditi di capitale, di lavoro autonomo non derivante da attività professionale, redditi diversi o soggetti a tassazione separata (es. redditi percepiti dagli eredi)
  6. quadro E – oneri e spese detraibili e oneri deducibili: spese che hanno diritto a detrazione d’imposta e spese che possono essere sottratte dal reddito complessivo (es. spese mediche, rette universitarie, premi assicurativi..)
  7. quadro F – acconti, ritenute, eccedenze ed altri dati:
  8. quadro G – crediti d’imposta: relativi ai fabbricati, per l’incremento dell’occupazione, per i redditi prodotti all’estero, per le mediazioni, per il reintegro delle anticipazioni sui fondi pensione, per la ricostruzione degli immobili colpiti dal sisma in Abruzzo,
  9. quadro I – imposta da compensare: utilizzo del credito che deriva dal modello 730 dell’anno precedente per il versamento, tramite F24, dell’Imu dell’anno precedente e di tutte quelle imposte per cui è previsto F24
  10. quadro K – comunicazione dell’amministratore di condominio: acquisti di beni e servizi acquistati dal condominio nell’anno solare
  11. quadro L – altri dati: redditi prodotti dai residenti a Campione d’Italia

Tutti i giustificativi di spese devono essere conservati fino al 31 Dicembre del quinto anno successivo alla presentazione del modello, nel caso di controlli fiscali

Il modello 730 precompilato viene creato dall’Agenzia delle Entrate e messo a disposizione del contribuente che potrà verificare la correttezza dei dati prima di caricarlo sul sito dell’Agenzia delle Entrate oppure spedirlo tramite CAF.

Una volta che il contribuente ha consegnato il modello 730, l’Agenzia delle Entrate comunica l’esito al sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) che effettuerà il conguaglio:

  • a debito: trattenendo una parte della retribuzione
  • a credito: versando l’ammontare nella busta paga successiva

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Dove cercare lavoro: i principali canali

Spesso si dice che “cercare lavoro sia un vero e proprio lavoro”, per questo motivo abbiamo creato una breve lista di canali e modalità di ricerca per facilitare il tuo percorso.

Da dove iniziare?

Il primo step è la creazione del curriculum insieme al continuo aggiornamento e, se l’azienda lo richiede, una lettera di presentazione. Su questi due argomenti abbiamo un articolo dedicato che puoi trovare nel nostro blog.

Quali sono i principali canali di ricerca di lavoro?

  • sezione “Lavora con noi” o “cerca lavoro” delle aziende: spesso quelle più grandi: si possono trovare le offerte di lavoro disponibili, ma anche inviare candidature spontanee per ruoli diversi. In questo ultimo caso, è bene allegare sia il curriculum che la lettera di presentazione;
  • social media: Instagram e Facebook sono più informali e puoi anche iscriverti a gruppi dedicati di “cerco lavoro”. Mentre Linkedin è più formale e selettivo, soprattutto per tipologia di settore e quindi proposte lavorative;
  • siti di cerco lavoro online: sono portali dove puoi trovare tutti gli annunci di lavoro disponibili nella zona prescelta, candidarti e in caso positivo essere contattato da chi gestisce l’offerta per un colloquio;
  • passaparola: tramite la conoscenza che hanno amici o parenti di nuove opportunità di lavoro
  • centri per l’impiego: è possibile inserire il proprio nominativo in un database e accedere a progetti sulle politiche attive;
  • career day: eventi dedicati a chi è alla ricerca di lavoro, con la possibilità di incontrare le aziende partecipanti e scoprire le offerte disponibili;
  • agenzie per il lavoro: si occupano di favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, cioè tra le aziende che cercano personale e i candidati che cercano lavoro, un esempio è proprio iziwork;

Perché scegliere iziwork per trovare lavoro?

Attraverso la nostra app con servizi attivi h24 è possibile accedere a tutte le offerte di lavoro disponibili nella località scelta ed entro il raggio chilometrico che preferisci, seguire lo stato delle tue candidature, firmare il contratto, caricare le ore lavorate e ricevere il cedolino.

Ma non ci fermiamo a questo, abbiamo un servizio di supporto ai lavoratori per qualsiasi dubbio o difficoltà, benefits extra e un team di recruiter pronto ad ascoltare esigenze e bisogni per trovare la migliore offerta di lavoro e costruire un percorso di carriera per ogni lavoratore.

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NASpI – come funziona la disoccupazione?

La NASpI (Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego) è un sostegno in denaro mensile, erogato dall’INPS, ai lavoratori dipendenti che hanno perso il lavoro involontariamente e sono compresi:

  • apprendisti
  • soci lavoratori di cooperative
  • personale artistico con rapporto di lavoro subordinato
  • dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni
  • operai agricoli a tempo indeterminato dipendenti di cooperative

Al contrario, non possono accedere alla NASpI:

  • dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni
  • operai agricoli a tempo determinato
  • lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale
  • lavoratori che hanno maturato il diritto di pensione di vecchiaia o anticipata
  • lavoratori con assegno ordinario di invalidità, qualora non scelgano la NASpI

La richiesta va presentata tramite il sito dell’INPS.

Due requisiti congiunti per accedere alla NASpI:

  1. Stato di disoccupazione

Come detto in precedenza, per accedere alla NASpI è necessario che il lavoratore sia disoccupato e abbia perso il lavoro per cause non dipendenti da lui, ma se sussiste il requisito retributivo, hanno diritto alla NASpI anche nei casi di:

  • dimissioni per giusta causa: non dipendono dalla libera scelta del lavoratore che si trova impossibilitato a proseguire l’attività di lavoro
  • dimissioni durante il periodo di maternità: a partire da 300 giorni prima della data presunta del parto e fino al primo anno di vita del bambino
  • risoluzione consensuale a seguito del rifiuto del lavoratore di trasferirsi: richiesta di trasferimento a più di 50km dalla residenza del lavoratore o a 80 minuti o più di distanza con i mezzi pubblici
  • licenziamento disciplinare
  • licenziamento con accettazione dell’offerta di conciliazione
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro purché intervenuta nell’ambito della procedura di conciliazione presso la direzione territoriale del lavoro
  1. Requisito retributivo

Per accedere alla NASpI è necessario aver versato contributi per almeno 13 settimane nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione. Viene considerata utile anche la contribuzione dovuta, ma non versata e sono valide tutte le settimane retribuite.

I contributi utili sono:

  • contributi previdenziali comprensivi di quota contro la disoccupazione versati durante il rapporto di lavoro subordinato
  • contributi figurativi accreditati per maternità obbligatoria
  • periodi di lavoro in Paesi Comunitari o convenzionati con l’Italia
  • periodi di lavoro in un altro paese UE per lavoratori frontalieri o transfrontalieri
  • periodo di astensione dal lavoro per malattia dei figli fino agli otto anni, per massimo cinque giorni lavorativi dell’anno solare

Attività agricola

Se il lavoratore ha alternato periodi di lavoro nel settore agricolo e non, possono essere cumulati per ottenere la NASpI, ma solo a patto che nei quattro anni precedenti l’inizio della disoccupazione prevalga l’attività non agricola.

Se, invece, prevale l’attività agricola, si può considerare come periodo di tempo gli ultimi 12 mesi precedenti la fine del rapporto di lavoro e se tra questi è prevalente l’attività non agricola e sono soddisfatti gli altri requisiti, il lavoratore avrà diritto alla NASpI.

Periodi non considerati utili nel calcolo dei quattro anni precedenti

Non sono considerati periodi utili, perché non coperti da contribuzione effettiva, ma solo figurativa i periodi di:

  • malattia e infortunio sul lavoro: se manca l’integrazione della retribuzione da parte del datore di lavoro secondo i minimali previsti
  • cassa integrazione straordinaria e ordinaria con sospensione totale dell’attività
  • contratti di solidarietà utilizzati a zero ore
  • assenza per permessi e congedi richiesti dal lavoratore che sia:
  1. coniuge, figlio, fratello o sorella convivente o genitore di un soggetto con handicap
  2. parente o affine entro il terzo grado convivente della persona disabile
  3. coniuge, figli, fratelli o sorelle convivente o entrambi i genitori siano deceduti o affetti da patologie invalidanti
  • aspettativa non retribuita per funzioni pubbliche elettive o cariche sindacali
  • lavoro all’estero presso stati che non hanno stipulato accordi bilaterali con l’Italia in tema di assicurazione contro la disoccupazione

Per capire quali sono effettivamente i quattro anni da considerare per la verifica del requisito contributivo, i periodi non utili di cui abbiamo appena parlato, vengono azzerati e quindi si amplia il periodo di riferimento.

La NASpI nei contratti di lavoro in somministrazione

Da quando spetta la NASpI?

  • dall’ottavo giorno successivo alla data di cessazione del rapporto di lavoro, se la domanda viene presentata entro l’ottavo giorno. Dal giorno successivo alla presentazione della domanda, se presentata dopo l’ottavo giorno successivo alla cessazione
  • dall’ottavo giorno successivo al termine del periodo di maternità, malattia, infortunio sul lavoro/malattia professionale o preavviso, se la domanda viene presentata entro l’ottavo giorno. Dal giorno successivo alla presentazione della domanda, se presentata dopo l’ottavo giorno successivo alla cessazione
  • dal trentottesimo giorno successivo al licenziamento per giusta causa se la domanda viene presentata entro il trentottesimo giorno. Dal giorno successivo alla presentazione della domanda, se presentata oltre il trentottesimo giorno successivo al licenziamento

La NASpI viene erogata ogni mese per un numero di settimane pari alla metà delle settimane in cui si sono versati i contributi negli ultimi quattro anni. Non vengono considerati i periodi che hanno già dato diritto alla disoccupazione.

A quanto ammonta la NASpI?

Varia da persona a persona in base alla retribuzione mensile media imponibile ai fini fiscali, ma esiste comunque un tetto massimo imposto dalla legge e che può variare ogni anno, per il 2022 è pari a €1.360,77.

Esiste una importo di riferimento stabilito dalla legge e rivalutato ogni anno (€1.250,87 per il 2022) a cui fare riferimento e ci sono due casi:

  • se la retribuzione media è inferiore a €1.250,87, la NASpI sarà pari al 75% della retribuzione media mensile imponibile degli ultimi quattro anni
  • se la retribuzione media è superiore a €1.250,87, la NASpi sarà pari al 75% della retribuzione media, sommato al 25% della differenza tra la retribuzione media mensile e €1.250,87.

L’ammontare, va poi, diviso per il numero di settimane di contribuzione e moltiplicato per 4,33

La NASpI si riduce del 3% ogni mese dal novantunesimo. Se, invece, il lavoratore ha compiuto 55 anni alla data della presentazione della domanda, si riduce a partire dall’ottavo mese.

Sospensione o decadenza

La NASpI è sospesa in caso di:

  • rioccupazione: con contratto di lavoro dipendente non superiore a sei mesi
  • nuova occupazione: in paesi dell’Unione Europea o con cui l’Italia ha stipulato convenzioni bilaterali o in paesi extracomunitari

La NASpI decade in caso di:

  • perdita dello stato di disoccupazione
  • inizio di un contratto superiore a sei mesi o a tempo indeterminato senza comunicare all’INPS il reddito presunto che ne deriva, entro un mese dall’inizio del contratto
  • mancata comunicazione, entro un mese dalla domanda di NASpI, del reddito annuo presunto che deriva da uno o più rapporti di lavoro subordinati part-time rimasti attivi alla presentazione della domanda di NASpI
  • inizio di un’attività autonoma senza comunicare all’INPS il reddito annuo presunto, entro un mese dall’inizio dell’attività
  • raggiungimento dei requisiti di pensionamento di vecchiaia o anticipato
  • acquisizione del diritto all’assegno ordinario di invalidità senza optare per la NASpI

Quando presentare domanda?

La domanda deve essere presentata all’INPS in via telematica entro 68 giorni a partire da:

  • data di cessazione del rapporto di lavoro
  • cessazione del periodo di maternità indennizzato se la maternità è iniziata durante il rapporto di lavoro che poi è cessato
  • cessazione del periodo di malattia indennizzato o di infortunio sul lavoro/malattia professionale, se insorti nel corso del rapporto di lavoro che poi è cessato
  • dal trentottesimo giorno dopo la data di cessazione, in caso di licenziamento per giusta causa
  • dalla cessazione del periodo corrispondente all’indennità di mancato preavviso

Sospensione dei termini per la presentazione della domanda:

  • in caso di maternità indennizzabile insorta entro i 68 giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro: il termine è sospeso per tutta la maternità
  • in caso di malattia comune indennizzabile da parte dell’INPS o di infortunio/malattia professionale indennizzabile dall’INAIL, che si verificano entro i 60 giorni dalla data di fine del contratto, il termine è sospeso per tutto il periodo

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Web Reputation: quando il comportamento sui social impatta sulla ricerca di lavoro

Nell’era dei social è inevitabile che anche il recruiting utilizzi questo strumento per ampliare, confermare o smentire le informazioni contenute nei Cv dei candidati. Non solo, i contenuti e il comportamento degli utenti online come commenti o condivisioni di altri post, può essere un ottimo mezzo per comprendere i tratti della personalità.

Questo concetto prende il nome di Web Reputation cioè l’immagine che trasmettiamo di noi stessi online

Il corretto uso dei profili personali sui social media è molto più importante di quanto si possa pensare, si tratta di una vera e propria vetrina visibile a un pubblico molto ampio, tra cui anche responsabili della selezione.

Per questo motivo quando si è alla ricerca di lavoro è bene curare questi aspetti per evitare che abbiano un impatto negativo. Ogni volta che invii una candidatura è molto probabile che il recruiter per approfondire aspetti che non sono contenuti nel Cv, faccia una ricerca sui principali social media: Facebook, Instagram, Linkedin o Twitter. Dai dati emerge che 8 recruiter su 10 fanno ricerca sui candidati che potrebbero essere in linea con la posizione e 1 su 3 ha escluso candidati sulla base dei contenuti trovati online.

Fai attenzione ai contenuti che pubblichi, agli argomenti che tratti e alle discussioni a cui partecipi con like e commenti.

I nostri consigli:

  • aggiorna sempre i tuoi profili social: tutte le informazioni presenti devono rispecchiare la tua attuale situazione mettendo in risalto i tuoi punti di forza, le nuove esperienze e traguardi raggiunti
  • cerca il tuo nome su google: sarebbe bene che tra i primi 5 risultati ci sia un riferimento professionale, se così non fosse, aggiorna i tuoi profili social. Facebook, al contrario, è quasi sempre tra i primi risultati, quindi cura con attenzione tutti gli elementi: foto profilo, informazioni personali, like, condivisioni, commenti e il linguaggio che utilizzi
  • la foto profilo: si tratta del primo elemento visibile, è bene sceglierla con cura
  • le impostazioni di privacy: rendi visibile ai soli amici i contenuti della tua bacheca

Ora non ti resta che metterti in gioco e tenere a mente questi consigli!

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Tredicesima e Quattordicesima: cosa sono le mensilità aggiuntive?

Tutti ci siamo chiesto come mai in alcuni mesi dell’anno il cedolino registra un importo maggiore dello stipendio rispetto alla norma: stiamo parlando di tredicesima e quattordicesima. 

Cosa sono?

Si tratta di mensilità aggiuntive rispetto alla retribuzione ordinaria, il tutto dipende dal CCNL di riferimento, ma solitamente: 

  • la tredicesima si riceve a dicembre e spetta a tutti i lavoratori dipendenti a prescindere dal settore e dal tipo di contratto
  • la quattordicesima a luglio, non è obbligatoria e riguarda solo per alcuni settori: chimico, alimentare, autotrasporti e logistica, pulizie, terziario, commercio e turismo

Per entrambe, però, vengono considerati per intero tutti quei mesi in cui il lavoratore ha prestato almeno 15 giorni di servizio. 

In caso di contratto a termine verrà fatta una proporzione in base alla durata del rapporto di lavoro.

Quando si maturano? 

La tredicesima prende in considerazione l’anno solare, cioè dal 1° Gennaio al 31 Dicembre. Si matura anche in caso di periodi di assenza retribuiti, come ad esempio il congedo di maternità, congedo matrimoniale, ferie, permessi e assenze per malattia o infortunio.

Mentre la quattordicesima nel periodo dal 1° luglio al 30 giugno dell’anno successivo.

Sulla base dei periodi di riferimento, per avere un’idea dell’importo finale basterà moltiplicare:

Stipendio lordo mensile x mesi lavorati/12

Facciamo un esempio per risolvere ogni dubbio: 

Tredicesima: se da Gennaio 2021 a Dicembre 2021 ho lavorato 4 mesi con una retribuzione lorda di €1.200,00, allora: 

1.200 x 4/12= €400

Quattordicesima: se da Luglio 2021 a Giugno 2022 ho lavorato 6 mesi con una retribuzione lorda di €1.300,00, allora: 

1.300 x 6/12= €650

Erogazione e tassazione

Nel caso dei lavoratori dipendenti, sarà il datore di lavoro a pagare la somma insieme al cedolino del mese di riferimento o con cedolino separato. 

Nel caso dei pensionati, invece, sarà a carico dell’INPS.

La tredicesima è parte dello stipendio a tutti gli effetti quindi è soggetta a tassazione, ma su di essa non si applicano le detrazioni da lavoro dipendente né quelle per i familiari a carico. A causa della tassazione per intero, l’importo finale della tredicesima è più basso rispetto a una mensilità normale.

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La maternità nel mondo del lavoro – i diritti delle future mamme

Quali sono le norme che tutelano le donne lavoratrici e future mamme e quali sono i diritti che spettano nei periodi pre, durante e post gravidanza? 

Abbiamo creato una breve guida per chiarire alcuni dubbi: 

L’importanza della sicurezza

Per tutelare la salute delle lavoratrici e future mamme, il datore di lavoro deve assicurarsi che venga rispettato il divieto di:

  • sollevare e trasportare pesi
  • svolgere mansioni pericolose, faticose e insalubri
  • esporsi a radiazioni ionizzanti nel periodo di gravidanza e allattamento 
  • lavorare dalle 24.00 alle 6.00 fino al compimento del primo anno di età del bambino

Se queste fanno parte delle attività assegnate alla lavoratrice, una soluzione per rispettare le regole è il cambio di mansione e/o spostamento di ruolo. 

Il congedo di maternità

Si tratta di un periodo, flessibile, di astensione obbligatoria dal lavoro per un totale di 5 mesi che possono essere suddivisi in base alle esigenze della madre: 

  • i 2 mesi precedenti la data presunta del parto e i 3 mesi dopo il parto
  • il mese precedente al parto e i 4 mesi successivi, con parere positivo del medico 
  • i 5 mesi successivi al parto, qualora il medico specialista e il medico competente sulla salute nei luoghi di lavoro attestino la possibilità di questa opzione

Quando le condizioni di lavoro o ambientali sono ritenute non sicure per la salute della mamma lavoratrice, la durata del congedo di maternità può essere prorogata fino a 7 mesi dopo il parto.

La domanda per il congedo di maternità va presentata tramite apposita sezione sul sito dell’INPS, inoltre durante il congedo di maternità, la lavoratrice percepisce un’indennità pari all’80% della retribuzione giornaliera stabilita dal CCNL di riferimento.

I riposi 

Alle mamme lavoratrici, durante il primo anno di vita del bambino, sono consentiti due periodi di risposo cumulabili durante la giornata. Solitamente i periodi di riposo hanno la durata di un’ora ciascuno e vengono, comunque, considerate ore lavorative a tutti gli effetti. 

Il riposo si riduce in due casi: 

  • da due a uno quando le ore lavorative giornaliere sono inferiori a sei 
  • mezz’ora l’uno quando la lavoratrice utilizza il servizio di asilo nido o simile

Raddoppiano, invece, in caso di: 

  • parto gemellare o plurimo 
  • adozione o affidamento di due o più bambini, anche non fratelli e anche in momenti diversi

Maternità anticipata: quando e come richiederla

Esistono la possibilità di richiedere la maternità anticipata qualora si verifichino le seguenti condizioni: 

  • gravidanza a rischio: in caso di gravi complicanze della gravidanza e/o preesistenti forme morbose che possono essere aggravare la situazione della donna
  • lavoro a rischio: mansioni pesanti, faticose e ambienti di lavoro pericolosi per la salute della donna e del bambino

In particolare, la procedure per richiedere l’astensione dal lavoro per gravidanza a rischio, prevede: 

  • domanda di interdizione anticipata dal lavoro 
  • certificato medico da parte del medico dell’ASL di riferimento
  • certificato medico del ginecologo che attesti la presenza di complicanze gravi o condizioni che potrebbero aggravarsi con lo svolgimento della mansione

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Il periodo di prova – cos’è e come funziona?

Definizione

Il periodo di prova è quel lasso di tempo, stabilito dal contratto firmato dalle parti, in cui sia il datore di lavoro che il dipendente possono interrompere il rapporto di lavoro senza vincoli legati al licenziamento o alle dimissioni. Si tratta di un periodo utile a comprendere se la scelta effettuata è valutata corretta o meno.

Come funziona?

I diritti e doveri contenuti nel contratto iniziano a valere già nel periodo di prova, l’unica eccezione va fatta per i tempi di preavviso per le dimissioni, che in questo caso si annullano. 

Il periodo di prova va definito e sottoscritto prima dell’inizio della mansione.

La durata del periodo di prova

In base al CCNL, la durata del periodo di prova si può calcolare in mesi, giorni di calendario o giorni di effettivo lavoro. Esistono, però, dei limiti temporali massimi per poter beneficiare del periodo di prova:

  1. contratto a tempo indeterminato: 6 mesi per ruoli direttivi e 3 mesi per ruoli non direttivi
  2. contratto in somministrazione: un giorno di effettiva prestazione per ogni 15 giorni di calendario, a partire dall’inizio della missione. Se la durata della prestazione è inferiore a 15 giorni si arrotondano all’unità superiore.In ogni caso la durata della prova non può essere inferiore a un giorno e superiore a 11 per missioni fino a 6 mesi e a 13 per quelle superiori a 6 mesi

È possibile, se previsto dal CCNL, una proroga del periodo di prova.

Al termine del periodo di prova gli scenari possibili sono due: 

  • superamento: il rapporto di lavoro prosegue senza necessità di conferma o comunicazione da parte del datore di lavoro e il periodo viene considerato nell’anzianità di servizio
  • mancato superamento: il datore di lavoro dovrà comunicare il mancato superamento del periodo di prova senza un particolare preavviso e/o relativa indennità, ma sono previste tutte le voci della retribuzione che spettano al lavoratore (ferie maturate e non godute, ratei previsti da CCNL ecc..).

 Esistono, però, casi di licenziamento illegittimo:

  1. il lavoratore non viene testato sulle mansioni assegnate 
  2. periodo di prova insufficiente
  3. motivi discriminatori o illeciti
  4. prima del termine minimo del periodo di prova

Assenze durante il periodo di prova

Come già ribadito, durante il periodo di prova il lavoratore ha gli stessi diritti e doveri dei colleghi che lo hanno già superato, per questo motivo le regole sulle assenze sono le stesse, ad eccezione del congedo matrimoniale che non viene riconosciuto a chi è in prova.

In caso di assenza per motivi giustificati, il lavoratore conserverà il posto di lavoro per le tempistiche previste da contratto, ma il periodo di prova verrà interrotto per tutti i giorni di assenza e ricomincerà al rientro in azienda. Quindi, la data di fine sarà posticipata fino al raggiungimento del periodo previsto dal contratto. 

I casi di assenza sono: 

  • malattia
  • infortunio
  • gravidanza
  • permessi
  • ferie annuali 
  • interruzione dell’attività dal datore di lavoro

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I familiari a carico – come funziona?

Chi sono i familiari a carico e come si può beneficiare delle detrazioni?

L’obiettivo di questo articolo è rispondere in modo chiaro e semplice a questa domanda.

All’inizio del rapporto di lavoro, il lavoratore dipendente, deve compilare il documento di richiesta per le detrazioni d’imposta.

I familiari a carico rappresentano un insieme di persone che, se inserite nella dichiarazione dei redditi, permettono di avere uno sgravio fiscale. Fanno parte di questo insieme:

  • il coniuge
  • i figli, compresi quelli adottivi
  • il coniuge legalmente ed effettivamente separato
  • i discendenti dei figli
  • i genitori, compresi quelli adottivi
  • i generi e le nuore
  • fratelli e/o sorelle
  • nonni e nonne

Da Marzo 2022 è stato introdotto l’assegno unico che sostituisce le detrazioni fiscali per i figli di età inferiore ai 21 anni previa presentazione di apposita domanda sul sito INPS.

Per poter dichiarare i familiari a carico è necessario compilare il documento per le detrazioni da lavoro dipendente indicando:

  • i dati del familiare a carico
  • il reddito complessivo del familiare a carico, che non deve essere superiore a €2.840,51 e non superiore a €4.000 per i figli di età inferiore ai 24 anni

Nel reddito che il familiare a carico deve possedere, vanno considerate anche le seguenti somme:

  • reddito dei fabbricati assoggettato alla cedolare secca sulle locazioni
  • le retribuzioni corrisposte da Enti e Organismi Internazionali, Rappresentanze diplomatiche e consolari, Missioni, Santa Sede, Enti gestiti direttamente da essa ed Enti Centrali della Chiesa Cattolica
  • la quota esente dei redditi di lavoro dipendente prestato nelle zone di frontiera ed in altri Paesi limitrofi in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto lavorativo da soggetti residenti nel territorio dello Stato
  • il reddito d’impresa o di lavoro autonomo assoggettato ad imposta sostitutiva in applicazione del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (art. 27, commi 1 e 2, del D.L. 6 luglio 2011, n. 98)
  • il reddito d’impresa o di lavoro autonomo assoggettato ad imposta sostitutiva in applicazione del regime forfetario per gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni (art. 1, commi da 54 a 89, legge 23 dicembre 2014, n. 190)

La detrazione per i figli a carico può essere suddivisa tra i due coniugi, se entrambi hanno un reddito da lavoro dipendente, applicando il 50% delle detrazioni ciascuno. Il 100%, invece, nel caso in cui solo uno dei due abbia un reddito da lavoro dipendente.

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