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Le competenze del futuro sono le soft skills: l’industria Metalmeccanica

Il capitale umano è sempre più al centro dell’attenzione nel mercato del lavoro, così come servizi e benefit dedicati. In particolare la formazione è un tema sempre più considerato e valorizzato all’interno delle aziende. Una forte spinta in questa direzione è stata data dalla digitalizzazione dei processi che ha come conseguenza la necessità di fornire nuove conoscenze ai dipendenti sull’utilizzo di software e strumenti adottati.

Una menzione va fatta per il settore della metalmeccanica dove quasi sette lavoratori su dieci utilizzano quotidianamente tecnologie avanzate che richiedono un impegno mentale piuttosto che fisico, oltre il 63% dei dipendenti intervistati su 1.000 aziende nella decima edizione (2021) del Monitor sul Lavoro (Mol) promosso da Federmeccanica.

Stefano Franchi. Direttore Generale di Federmeccanica, introduce in questo modo il cambiamento che sta vivendo il settore: ”emerge in maniera chiara l’evoluzione dell’industria che sta puntando molto sulla polivalenza, la polifunzionalità e le competenze trasversali” dove assumono sempre più rilevanza le soft skills.

Considerando che la struttura dei corsi di formazione è creata ad hoc sulle esigenze aziendali e del momento, dall’analisi emerge che gli argomenti principali delle attività di formazione sono stati:

  • 93.8% competenze tecniche (maggiormente nella zona Nord-Est in aziende con >50 dipendenti del settore commercio e servizi)
  • 84.1% competenze digitali (maggiore richiesta nelle microimprese del Sud Italia operanti nel settore altra industria)
  • 57.2% sicurezza aggiuntiva rispetto a quella obbligatoria (maggiormente richiesta al Centro-Nord)
  • 42.8% competenze trasversali
  • 17.4% lingue (richieste maggiori nel settore commercio e servizi delle aziende nel Nord-Ovest)

Premesso che le competenze richieste sono soggette a fattori come l’evoluzione del mercato, lo sviluppo tecnologico, le necessità del momento, la mansione, il contesto territoriale e il settore in cui si opera, la proiezione dei prossimi 3 anni evidenzia che le competenze richieste ai professionisti di questo settore saranno di carattere sempre più soft. Alcuni esempi sono abilità analitiche, cognitive e relazionali, la capacità di lavorare in team e trovare soluzioni in autonomia, ma anche le conoscenze del sistema impresa. Mentre avranno rilevanza minore rispetto al passato le abilità tecniche e fisiche.

Un ulteriore aspetto riguarda il mentoring bidirezionale, da un lato le figure senior affiancano quelle junior nelle cosiddette attività sul campo che richiedono esperienza e conoscenze tecniche. Viceversa, i più giovani introducono le competenze digitali che, ad oggi, fanno parte della nostra quotidianità e di cui loro sono pionieri. Infine, la formazione diventa un asset strategico sia per le aziende che per i lavoratori, soprattutto in quei settori in cui si registra un mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Nel primo caso la possibilità di offrire corsi di formazione ad hoc ai propri lavoratori sulla base di esigenze nuove o momentanee permette di possedere il know how internamente. Nel secondo caso, invece, permette di avere maggiori probabilità di occupabilità e crescita sia personale che professionale.

In iziwork diamo molta importanza a questi aspetti e attraverso il fondo Forma.Temp, Fondo per la Formazione e il sostegno al reddito dei lavoratori somministrati, e una figura dedicata siamo in grado di creare progetti su misura per ogni esigenza dei nostri clienti gestendone anche la sfera amministrativa. Da maggio 2021 a maggio 2022 abbiamo attivato oltre 750 corsi tra professionale, base e on the job con più di 130 corsisti e il 70% di placement. L’obiettivo è fornire conoscenze e competenze sia specifiche di una mansione che trasversali, indipendenti dagli ambiti organizzativi e produttivi

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